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Dall’archivio storico dell’Istituto nautico "Luigi Rizzo"

Il Porto di Riposto: trasformazione di una struttura

Le diverse prospettive del Consiglio comunale nelle delibere del 1880 e del 1990

 

Tra le città di Messina e Catania l’unica possibilità di un approdo certo e sicuro è offerta dal porto di Riposto.

Dai documenti depositati presso l’archivio storico dello Istituto Nautico "L.Rizzo" di Riposto, emerge che il problema del porto era stato attentamente affrontato dal Consiglio comunale di Riposto, il quale con delibera del 9 settembre 1880 chiedeva ai Ministri dei Lavori pubblici e della Marina di ottenere il passaggio dalla 4° alla 3°classe. La ragione di tale richiesta si basava sulle seguenti considerazioni: a) trasformazione dei grandi velieri in navi a propulsione meccanica; b) aumento del tonnellaggio delle nuove navi; c) esigenza di spazi più grandi per "stoccare" le ingenti quantità di vino prodotte nelle zone pedemontane.

L’economia di Riposto e del circondario era prevalentemente fondata sul commercio del vino "perché in Riposto nessuna industria sussiste all’infuori di questa del vino; quattro quinti della popolazione traggono da essa il loro sostentamento … Riposto non reclama per vano lusso o capriccio, reclama per la vita, per tutta la sua esistenza economica; e il Governo non può, trattandosi di così grande bisogno, distinguere i piccoli dai grandi centri.".

La Storia ci insegna che Riposto, anche a causa della concorrenza e del potenziamento della ferrovia, lentamente, ma inesorabilmente, ha assistito al declino della sua flotta e delle attività commerciali legate alle strutture portuali. Infatti, "dobbiamo confessarlo con dolore" sottolinea ancora il Consiglio del 1880 "perché certo è che in Italia, la Marina è stata non solo trascurata, ma quasi diremmo maltrattata, se si vorrà considerare che l'Italia è tra le prime nazioni marittime dell'Europa. Eppure la Marina fu sovraccarica di pesi e balzelli; e in opere e lavori marittimi non si è speso neanco un decimo di quel che si spende ordinariamente per ferrovie di poca o niuna importanza". Appare in tutta la sua tragicità l'attualità delle espressioni sopra riportate che sembrano riferirsi non a fatti o circostanze accadute alla fine del 1800, ma ai giorni nostri, basti pensare agli enormi investimenti sul trasporto gommato e al totale disinteresse per lo sfruttamento del mare.

A oltre un secolo, il Consiglio comunale di Riposto è ritornato sul tema del porto, ma l’ottica è completamente diversa. Non più il commercio, ma lo sviluppo turistico ha indotto, a torto o a ragione, il Consiglio comunale ad elaborare il progetto del nuovo porto.

Riposto oggi si inventa la vocazione turistica, dopo aver assistito alla distruzione dei vigneti, dei limoneti ed al tentativo, fortunatamente non riuscito, di saccheggio del territorio. Da qui la necessità di affrontare con chiarezza il problema della gestione del porto, i vantaggi della sua realizzazione che non possono essere soltanto quelli indotti. Il problema è complesso poiché occorre chiarire il rapporto tra pubblico e privato, il ruolo dell'ente pubblico, l'interesse dei diportisti e il destino di quanti oggi traggono utilità dall'attuale assetto portuale.

Martelli Arnaldo

Articolo pubblicato su "La Sicilia" del 27 maggio 1998

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